Le parole che valgono. Intervista a Giulio Ferroni

 di Marco Marino
In questi giorni di forzato isolamento e riflessione, saltano spesso alla memoria alcuni versi dell’Inferno dantesco, come spiacevoli reminiscenze: 
Mal dare e mal tener lo mondo pulcro
ha tolto loro, e posti a questa zuffa:
qual ella sia, parole non ci appulcro. (Inf. VII, 58-60)
Dante si riferisce ai prodighi e agli avari a cui Dio ha tolto la possibilità di accedere al “mondo pulcro”, il Paradiso, ponendoli nella “zuffa” infernale. A colpire è soprattutto il commento del poeta, che non vuole sprecare il suo tempo tentando con i versi di abbellire (il meraviglioso verbo “appulcro”) una condizione così infelice. 
Dicevo che reminiscenze del genere risultano spiacevoli, perché restituiscono ancora una diapositiva lucidissima di quello che stiamo vivendo oggi, tutti noi, prodighi di tempo e avari di solidarietà. Basti pensare al diffuso sentimento di delazione delle ultime settimane: Dante aveva …




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