Scrive Michele Giacalone sulle società partecipate trapanesi e la Biblioteca Fardelliana

Le partecipate pubbliche italiane oggi rappresentano uno dei mali peggiori, il costo per mantenerle è uguale a decine di manovre finanziarie. Tra di esse, circa 9000, molte assolvono bene i loro compiti, con oculata gestione finanziaria e soprattutto con ruoli che trovano giustificazione sociale ed economica. Tutte, anche quelle che assolvono bene i loro compiti, sono luoghi di allocazione clientelare, ricompense ai trombati politici di turno, sprechi enormi di risorse, chiaramente con le debite e piccolissime eccezioni. D’altronde, generalmente, non sono previsti concorsi pubblici per accedervi, di conseguenza l’unica possibilità di premiare il merito o quanto meno dare la possibilità a chiunque di potervi accedere viene meno. L’aberrazione più grande si raggiunge nelle oltre 1000 partecipate pubbliche dove esistono solo i consigli di amministrazione, cioè in poche parole non fanno nulla, non assolvono ad alcun compito, ma elargiscono migliaia di stipendi ad amministratori senza un lavoro.
Anche nella nostra …




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