Il vino italiano è il primo prodotto dell'agroalimentare ad avere un Testo Unico

L’Italia ha una legge sul vino. La Commissione agricoltura della Camera ha approvato all’unanimità in sede legislativa il Testo Unico sulla viticoltura e la produzione del vino, confermando il testo inviato dal Senato e trasformandolo in legge. Tutta la filiera italiana aspettava da tempo questa norma che consentirà alle imprese di avere una maggiore operatività. Ora bisogna vedere quale sarà la reazione del mondo vitivinicolo siciliano che certamente non vive un momento facile.
E’ soddisfatto dell’approvazione del Testo Unico per il Vino, Antonio Rallo, presidente di Unione Italiana Vini, secondo cui il testo organico di 90 articoli che chiude un iter di tre anni di lavoro nel corso dei quali la filiera si è presentata unita in ogni confronto, fa del vino l’unico prodotto dell’agroalimentare italiano ad avere una disciplina di questo tipo. “Fissati i criteri generali del Testo Unico – spiega Rallo – ora si apre il lavoro sui regolamenti attuativi che andranno a normare nei dettagli temi molto importanti quali: i piani di controllo dei vini a Denominazione d’Origine e Indicazione Geografica, l’etichettatura, la gestione dei contrassegni di Stato, i Consorzi di Tutela. L’auspicio è che la filiera si mantenga compatta anche in questa fase di confronto con il Ministero: la stesura dei regolamenti attuativi rappresenta, infatti, un percorso importante e strategico al pari della norma generale. Ringrazio gli onorevoli parlamentari di tutti i gruppi politici, il ministro Martina, il vice ministro Olivero, i dirigenti e i collaboratori del ministero, per l’impegno profuso”.
Una vittoria per il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, secondo cui finalmente si dà ai produttori una sola legge di riferimento: “Un’operazione di semplificazione che era attesa da anni e che consente di tagliare burocrazia, migliorare il sistema dei controlli, dare informazioni più trasparenti ai consumatori. Con il Testo unico possiamo contribuire a rafforzare la crescita di un settore che già oggi vale più di 14 miliardi di euro e con un export che supera i 5,5 miliardi”.
 COSA FA IL TESTO UNICO
Il Testo Unico va incontro alle diverse istanze proposte dal intero comparto. Dovrà garantire: lo snellimento burocratico; la semplificazione ed il miglioramento dell’efficienza del sistema dei controlli; la rivisitazione del sistema sanzionatorio (con l’introduzione della diffida e del ravvedimento operoso che per la prima volta vengono applicati in agricoltura). Sono molte altre le novità introdotte da questa legge: l’istituzione di un registro unico dei controlli; l’introduzione di ulteriori strumenti di tracciabilità del vino (con sistemi telematici di controllo); alcune semplificazioni per la tenuta dei registri dematerializzati; il riconoscimento del vino e dei territori viticoli come patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare (vigneto sentinella del territorio); la salvaguardia da parte dello Stato dei i vigneti in territori soggetti a rischio idrogeologico e di pregio paesaggistico, storico, ambientale; la definizione più rigorosa di vitigno autoctono italiano. Si dà piena operatività a tutta la filiera, che ora ha la possibilità d’iniziare l’anno nuovo con regole inedite e semplificate. A partire dai primi adempimenti relativi alla corretta gestione per il mercato delle produzioni Dop e Igp, con la possibilità, ad esempio, di destinare il 20% della sovrapproduzione ad un altro vino a Doc o Igt. E sono molte altre le innovazioni introdotte dal Testo Unico, che semplificano la vita alle aziende. Sull’etichettatura, ad esempio, grazie alle “disposizioni per l’utilizzo dei nomi di più varietà”, la seconda varietà indicata in etichetta come tipologia dovrà essere presente per almeno il 15%. Altre semplificazioni di sistema riguardano la tenuta dei registri del settore vitivinicolo in forma dematerializzata già a partire dal 1° gennaio 2017; il registro unico dei controlli ispettivi; il coordinamento degli organi di controllo nei casi in cui un operatore è soggetto al controllo di diversi organi di certificazione sui vini a denominazione d’origine e indicazione geografica. Altra novità è prevista per le analisi chimico-fisiche e organolettiche, semplificate per le Doc con produzione annua certificata inferiore a 10.000 ettolitri (esami organolettici mediante controlli a campione). Così come ci sono molte misure che riguardano la tutela della qualità delle produzioni e la lotta alle contraffazioni.
“Esprimo una grande soddisfazione per il risultato raggiunto dopo un lungo e condiviso lavoro in Commissione Agricoltura. Si è trovata – dichiara Luca Sani, presidente della XIII commissione Agricoltura – una giusta sintesi politica e normativa partendo da due testi a firma mia e dell’On. Oliverio, grazie anche al lavoro del relatore On. Fiorio. Il nostro Paese è il primo al mondo a dotarsi di uno strumento completo e organico che norma un settore, come va considerato il vino, strategico per l’economia nazionale, con un fatturato che supera i 10 miliardi di euro, metà dei quali ricavati delle esportazioni. Anche grazie a questo passaggio il vino italiano acquisterà maggiore competitività sul mercato interno e internazionale. Inoltre, la definizione del vino come patrimonio culturale nazionale apre la strada ad altre iniziative, anche di carattere legislativo, sul piano della formazione, della conoscenza e della valorizzazione delle produzioni e dei luoghi di origine”.
Nelle ultime settimane abbiamo raccontato della fine del Consorzio di Tutela del Vino Marsala, ormai fuori dall’elenco dei consorzi del ministero dell’Agricoltura. Vista l’importanza di questa norma appena approvata, si spera possa essere di aiuto nel cercare di ricompattare le imprese vitivinicole del territorio e dare vita ad un nuovo consorzio che sia in grado di ritornare a fare quello per cui era nato: la tutela e la promozione del vino Marsala. 
 




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