Scuola, inizio complicato in Sicilia. Pochi soldi, insegnanti insoddisfatti e caro libri

Si avvicina l’inizio del nuovo anno scolastico. In Sicilia si ritorna tra i banchi di scuola il 14 settembre e per presidi, insegnanti e alunni non sarà per niente un buon inizio d’anno. Su più fronti, la Scuola in generale e quella regionale in particolare, vivono un momento non certamente facile. Molti insegnanti precari non sono tranquilli perché non è stato accordato il trasferimento; le scuole superiori invece rischiano di non avere luce e acqua per l’inizio del nuovo anno, per non parlare del caro libri.  Gli insegnanti delle scuole elementari siciliane che hanno fatto ricorso per i trasferimenti approvati, dopo le proteste delle scorse settimane speravano in un avvicinamento a casa. Ma delle cento persone che hanno ottenuto l’avvicinamento alla propria residenza, solo 20 sbarcheranno sull’isola, per il resto c’è chi dal Piemonte passa alla Regione Lazio, chi fa ancora meno strada e dalla Lombardia si trasferisce in Toscana. Per la segreteria della Uil scuola regionale, “le conciliazioni sono poche e sono state attribuite senza seguire un criterio apparentemente logico ma il criterio del “male minore”. Anche la Cgil regionale non è soddisfatta della soluzione adottata. “Sono tante 2mila e 600 conciliazioni a livello nazionale – afferma Grazia Maria Pistorino – ma già sappiamo che molte altre sono in fase di verifica da parte del Miur, che ci ha anche informato che nessuna conciliazione si farà per l’infanzia, le fasi B1 e B2, la scuola secondaria di II grado”. Intanto, secondo chi protesta, la disparità continua, la mobilità che è frutto di un algoritmo errato doveva essere ritirata e rifatta.
Altra grave tegola che sta per cadere sui dirigenti scolastici siciliani a qualche giorno dall’inizio delle lezioni, è quella della difficoltà nel riuscire a pagare le utenze. Qualche giorno fa c’è stato un incontro con l’assessore agli Enti Locali Luisa Lantieri, in cui i presidi hanno confermato la situazione critica, con molte diffide da parte dei fornitori di energia, acqua e telefonia, che chiedono di essere pagati e i dirigenti scolastici non sapendo come fare si sono rivolti alla Regione Sicilia che, a sua volta non sa come risolvere la situazione visto che non ha approvato la manovra finanziaria bis in cui era prevista la somma di 19 milioni di euro da destinare alla scuola. Il problema è sostanzialmente politico e nasce dall’abolizione delle province e dai Liberi Consorzi che avrebbero dovute sostituirle ma che non sono mai nati. Dall’inizio dell’anno le scuole superiori non ricevono fondi e nessuno sa come finanziarle in questa fase di transizione. Il problema si pone per le scuole superiori che sono gestite o dovrebbero esserlo dalle ex province, mentre le elementari e medie sono sotto il controllo dei Comuni. Le province dove le scuole superiori vivono maggiormente questa emergenza sono: Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa e Agrigento. A Trapani la situazione è meno critica perché la maggior parte degli istituti avevano dei fondi da cui attingere e sono riusciti a pagare le bollette, contando di ricevere al più presto il rimborso di quanto versato.
Anche a Palermo la situazione è meno grave rispetto alle altre province, perchè gli istituti sono ricorsi ad anticipazioni di cassa, ma ora si trovano senza più fondi per andare avanti e auspicano un intervento veloce da parte degli organi regionali. Questo il quadro dei debiti e delle difficoltà delle scuole. Per quanto riguarda l’organico, invece, c’è ancora molto da fare. A due settimane dal via l’organizzazione del personale scolastico è tutta da definire, con supplenti che non sanno cosa faranno, cattedre ancora non assegnate, pochissimi bidelli e personale amministrativo nelle segreterie.  Quest’anno in Sicilia i 4.606 posti in deroga di sostegno verranno assegnati in via prioritaria ai 2.076 precari forniti di titolo. La restante parte, 2.530 cattedre, verranno assegnate in via provvisoria anche a chi proviene da un’altra regione. Soltanto dopo si potrà procedere alle immissioni in ruolo. A ottobre, i provveditorati procederanno ad assegnare le supplenze annuali. Con tale ripartizione e con le 4/5 mila domande che arriveranno da fuori Regione crollano le speranze di assunzione dei 9 mila precari siciliani inclusi nelle graduatorie a esaurimento.
Se quelli finora analizzati sono i problemi dell’istituzione scolastica e dei docenti, il caro libri è il problema che riguarda direttamente le famiglie degli alunni. Il costo per i libri del primo anno del liceo si aggira attorno ai 414 euro, quello di un istituto alberghiero è di 233 euro. In media in Sicilia il costo dei libri è di 320 euro, senza contare che a questa somma va aggiunto il costo del corredo scolastico di circa 200 euro, di cui almeno 80 il prezzo di uno zaino firmato in cartolibreria. Da un’indagine effettuata da Federconsumatori su un campione di una ventina di scuole pubbliche e private, è emerso che nella maggior parte dei casi si supera il tetto di spesa previsto dal ministero dell’Istruzione. E allora, sia i ragazzi che i loro genitori si danno da fare, i primi cercano libri usati sul web, i genitori, invece, vanno nei negozi o nelle cartolibrerie che sempre più spesso negli ultimi, con la crisi attuale, attenzionano la sezione dei libri usati.
 




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