Immigrati, a Augusta barcone naufragato nel 2015 con 700 persone

Il relitto sarà sistemato in una tensostruttura refrigerata

 

PALERMO, 30 GIU (askanews) – Il peschereccio con a bordo circa 700 migranti inabissatosi il 18 aprile 2015 ha concluso il suo viaggio. È giunto stamani infatti nella rada del porto di Augusta, dopo essere stato recuperato ad oltre 300 metri di profondità nel Canale di Sicilia.
Il relitto di quella che è stata definita la più Grande tragedia dell’immigrazione, di cui si abbia notizia, è stato sollevato dal fondale con un modulo di recupero da nave Ievoli Ivory. Nella zona del recupero ha operato anche la nave San Giorgio della Marina Militare, fornendo protezione a tutto il dispositivo navale, con imbarcati oltre al personale del Gruppo Operativo Subacquei della Marina, una squadra di Vigili del Fuoco che ha il compito di effettuare i primi rilievi sul relitto e anticipare le informazioni utili.
Il barcone sarà trasbordato sul pontile Nato di Melilli, e quindi verrà collocato in una tensostruttura refrigerata lunga 30 metri, larga 20 e alta 10, dove saranno effettuate le operazioni di recupero e ricomposizione delle salme. Una decina di corpi, invece, sono stati già recuperati all’esterno del peschereccio.
Secondo le stime del contrammiraglio della Marina Militare Pietro Covino, i corpi ancora all’interno del relitto dovrebbero essere tra i 250 e i 300.
A complimentarsi per la riuscita delle operazioni di recupero è stato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale con un post su Facebook ha ringraziato la Marina Militare, sono “fiero di essere italiano – ha scritto Renzi -. Lavoriamo tutti i giorni perché l’Europa sia all’altezza dei valori che l’hanno fatta grande”.
Il premier, che d’un dal giorno successivo la tragedia promise il recupero del barcone, ha poi aggiunto: “Nell’aprile 2015, gli scafisti condussero alla morte settecento persone stipate in una carretta del mare e chiuse a chiave nella stiva. Quell’evento colpì molto tutte le persone di buona volontà. L’Italia chiese allora la convocazione di un consiglio europeo straordinario. E da lì abbiamo iniziato a cambiare la politica continentale sui migranti, un passo alla volta. Quella nave contiene storie, volti, persone, non solo un numero di cadaveri”.
“Ci hanno insegnato fin dai primi giorni di scuola che il rispetto per la sepoltura è uno dei grandi valori della nostra cultura. Dare una tomba a ciascuno di loro significa restituire il diritto alla memoria. E significa ammonire l’Europa su quali siano i valori che contano davvero”.





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