[Cultura & Società] Storia della commensalità


REDAZIONE, 01 GIU – Dell’importanza delle pratiche legate al consumo del cibo, si occupano spesso sia la letteratura sociologica che l’antropologica.
Generalmente pensiamo che a tutti coloro che siedono allo stesso tavolo vengono serviti gli stessi cibi. Ma la letteratura storica ci insegna che questo non è l’unico modello di pratica commensale. Si possono distinguere vari tipi di pratiche di commensalismo, che cambiano da una società all’altra e nel corso del tempo. Gli invitati a un banchetto possono sedere tutti allo stesso tavolo e mangiare gli stessi cibi, come accade normalmente nell’Europa dal Seicento in poi; oppure, alle persone riunite al medesimo tavolo o banchetto, possono essere serviti cibi diversi in funzione della loro posizione nella scala sociale.
La commensalità è un rito di aggregazione universale che ha subito anche una evoluzione. Intanto è da sottolineare come la pratica di condividere il cibo è comune alla maggior parte degli animali carnivori (e quindi anche l’uomo perché in fondo è un animale). In alcune specie più evolute o comunque che hanno atteggiamenti simili a quelli umani, gli scimpanzé ed i canidi si scambiano il cibo per creare e mantenere dei rapporti sociali. Come non pensare a pranzi e cene, ad esempio, dove al tavolo sono seduti uomini politici. Talvolta gli accordi vengono appunto fatti a tavola. La commensalità assurge il ruolo di momento socializzante e di pacificazione.
Le società moderne, industriali o post-industriali, sono ricche di pratiche legate allo scambio di cibo. Comportamenti, pratiche, preparazione della tavola, criteri della scelta dei posti a tavola, i modi di conversare sono tutte pratiche cariche di significati simbolici. Il pasto diventa dunque un atto sociale fondamentale nella misura in cui ai commensali viene data la possibilità di sperimentare, di fare una specie di test di quello che sono i rapporti sociali all’interno della società a cui appartengono. Quindi accettare determinate regole durante un pasto significa accettare i rapporti sociali anche a pasto terminato.
Nella Grecia classica quando per i banchetti a base di carne “l’animale sacrificato veniva poi fatto a pezzi e mangiato nel corso di un banchetto rituale in cui ciascuno riceveva una parte di carne conforme al suo statuto nella Città. La parte di carne che il cittadino riceveva durante il banchetto era l’incarnazione del suo statuto politico e sociale.
Col tempo però la “commensalità” è andata cambiando. I ritmi di vita frenetici, l’isolamento in cui sempre più spesso ci rintaniamo ci sta facendo diventare dei “nomadi alimentari”. Un esempio: mangiare davanti alla televisione. Non si conversa più a tavola, si ascoltano le notizie e molto spesso non si sta più nemmeno a tavola ma ci si rifugia in un luogo della casa dove si resta soli con uno schermo davanti rimpinzandoci di schifezze alimentari che prontamente acquistiamo.
Questo cambiamento è espressione della crescente individualizzazione data dal sistema neoliberista, che interpreta gli individui come “nomadi iper-razionali“ che però porta seriamente al rischio rischio di destrutturare le più antiche pratiche sociali legate alla commensalità.
di Elena Manzini 

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